Libertà di espressione o barbarie?”

[…] Abbiamo celebrato l’inizio dell’Anno Nuovo con un biglietto di auguri costituito da una fotografia presa nelle strade di Kabul, accompagnata ad una frase di Malala che ricorda la sua convinzione di adolescente: la Pace sarà portata dalle uniche armi che noi possiamo usare: i libri e le matite.

I nuovi barbari hanno invece deciso di firmare i propri auguri con il sangue di giornalisti coraggiosi e dediti alla libertà. La lotta è pertanto iniziata, sarà dura, ma è vitale e noi dovremo farla nostra, noi la cui vocazione è educare ed istruire attraverso l’Educazione, la Cultura e la Scienza.

Trattandosi dei Diritti dell’Uomo, di cui libertà di pensiero e di parola sono virtù cardine, non si può né si deve negoziare nulla. Prepariamoci quindi a questo scontro difficile; i nostri libri e le nostre matite dovranno essere ferme e affilate per avere la forza di opporci ai fucili degli assassini. […]

Siamo stati deboli, siamo stati confusi, siamo stati indulgenti.  C’erano delle ragioni per questo. Siamo stati conquistatori, dittatori, colonizzatori. Siamo stati schiavisti, negando al prossimo la dignità, la cultura, la sua identità e le sue credenze. Da questa incontestabile responsabilità storica è arrivata la nostra confusione, e non siamo riusciti (in ogni caso non abbastanza) a distinguere la Francia di Napoleone III da quella di Hugo, quella di Thiers da quella di Louise Michel, la Francia della Rivoluzione Francese e quella di Vichy. Non siamo stati in grado di offrire alla gente la possibilità di meditare e di far proprio il pensiero di Jean Jaurès.

Inoltre, se è opportuno, oggi, assumere le proprie responsabilità storiche attraverso un pieno riconoscimento della diversità dei popoli, delle loro culture e della loro spiritualità, è anche opportuno, allo stesso tempo, rivendicare ciò che qui, in Francia, è stato costruito dai più illustri e generosi tra i nostri padri, con  lotta e fatica. […]

Ora dobbiamo portare avanti, con forza, determinazione e convinzione, le nostre eredità, che senza averne piena coscienza, ci hanno formato: l’Illuminismo, la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, le grandi leggi del 1905 sulla laicità, la Resistenza al Nazismo e Fascismo.

 E se l’arroganza e l’egoismo non sono più adeguati, la debolezza e il senso di colpa non sono d’aiuto

Quando un popolo, con le sue lotte, ha conquistato qualcosa di grande, non può farne un uso egoista; così i Diritti dell’Uomo, così la laicità, che si devono affermare a Kabul e Baghdad come a Parigi. Ma mai queste conquiste potranno essere estese a tutti i popoli del mondo, se non sono difese e consolidate laddove da tempo sono state acquisite. […]

Noi non cederemo! I nostri libri e le nostre matite sono pronte. Che gli dei dell’odio e della violenza, invocati oggi a gran voce da alcuni, ritornino nelle loro orribili grotte. Così come ha detto il poeta, che chi voglia credere creda, chi voglia pregare preghi, ma lasciamo in pace coloro i quali non vogliono o non possono pregare. Questo è il significato di laicità, che più di ogni altra cosa costituisce il collante della nostra società, e che vorremmo offrire agli altri popoli della terra.

Libri e matite in mano, questa lotta, più che mai ci appartiene. I Club e le Associazioni affiliate alla nostra Federazione vi si dovranno consacrare. Nessuno potrà impedirci di pensare e di esprimerci liberamente. Queste volontà sono il nostro omaggio ai nostri amici giornalisti, morti oggi per aver ingaggiato questa battaglia.

Invitiamo tutti i soci dei nostri Club e delle nostre Associazioni ad unirsi alle manifestazioni che saranno organizzate per difendere la libertà d’espressione, e a proporre loro stessi tutte le iniziative che sembreranno loro più adatte a consolidare questo diritto.

I Repubblicani spagnoli, nel 1936,  soli e abbandonati, di fronte al pericolo fascista, urlavano <<No pasaran>> e non passeranno. E nei confronti dei nuovi mostri inquisitori, terroristi e totalitari, non è forse tornato il momento di urlare?

NO PASARAN!

Yves LOPEZ, Presidente della Federazione Francese per l’UNESCO

Traduzione a cura del Centro UNESCO di Torino