ORIOLO: LA CORRISPONDENZA TRA GARIBALDI E GIUSEPPE PIGNONE, MARCHESE DI Oriolo e sindaco di NAPOLI.

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La storia di Oriolo, centro collinare dell’Alto Jonio cosentino, si arricchisce di un altro pezzo di un mosaico che si compone attraverso la vita di Giuseppe Pignone del Carretto, marchese di Oriolo e principe di Alessandria del Carretto, nato l’8 maggio 1813, tra le mura della fortezza di Oriolo. Vincenzo Diego, già vicesindaco di Oriolo, alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, grazie a un testo di Raffaele De Cesare, “La Fine di un Regno” del 1909, porta alla luce una lettera  di Giuseppe Garibaldi, scritta il 10 settembre 1860 ed indirizzata a Giuseppe Pignone del Carretto,  sino ad oggi ignorata o disconosciuta. Dalla ricerca di Vincenzo Diego, riportiamo che De Cesare fu uomo politico e giornalista, tra i fondatori del Corriere della Sera, ma anche profondo studioso e conoscitore della società meridionale. Nel saggio si descrive con scrupolo la vita politica, economica e culturale del Regno delle Due Sicilie, tra il 1848 e il 1860, ma si legge anche la lettera che a noi interessa, pubblicata, in verità, per la prima volta sul Corriere di Napoli e gelosamente custodita  dal figlio del principe Pignone, Carlo. La parte che ci riguarda da vicino è il periodo che va dal 27 gennaio del 1857 al  10 settembre del 1860. In quest’arco di tempo il marchese di Oriolo e principe di Alessandria, Giuseppe Pignone, è sindaco di Napoli. Ferdinando II, seguendo la tradizione di porre a capo della città patrizi napoletani, lo aveva chiamato, dopo alcuni mesi di interregno, a succedere a don Antonio Caraffa di Noja. In tre anni il sindaco Pignone si occupò della Capitale, come in pochi fecero nel passato; scrisse tra le altre cose anche il cerimoniale della Casa Regnante, ma fu soprattutto il Sindaco della transizione tra il vecchio ordine e il nuovo, come scrisse in una lettera Liborio Romano, ex ministro borbonico e dall’8 settembre 1860 capo del governo del nuovo corso. Il Marchese di Oriolo si trovò a dover fronteggiare, assieme ai rappresentanti del Governo borbonico, una situazione delicatissima. Bisognava gestire l’ingresso di Garibaldi nella capitale del Regno, evitando tumulti e spargimenti di sangue, così come raccomandato dal Re. Il 7 di settembre, Giuseppe Pignone, assieme al generale De Fauget, comandante della Guardia Nazionale, si recò a Salerno e dopo una tumultuosa riunione, dove si misero a punto gli ultimi accordi col Generale delle camicie rosse,  si partì per raggiungere  Cava dei Tirreni, alle 11, per poi salire sul treno con destinazione Napoli. Il compito del Marchese di Oriolo terminò con l’arrivo di Giuseppe Garibaldi nella città che fu di Francesco II. Poche ore dopo, il giorno 8, il sindaco Pignone rassegnò le dimissioni. Garibaldi avrebbe voluto mantenere il Principe d’Alessandria al suo posto, ma Pignone aveva giurato fedeltà al Re. Dunque, il 9 settembre, con proprio decreto, Garibaldi nomina il successore di Pignone, Andrea Colonna, indirizzando una lettera al sindaco dimissionario. In quella lettera, Garibaldi esprime l’ammirazione e la gratitudine del “Dittatore” nei confronti di un uomo coerente (uno dei pochi) e capace. Il Regno delle Due Sicilie, anche con il contributo di un figlio di Oriolo e dell’Alto Ionio, si avviava a diventare parte di un nuovo Regno, quello d’Italia. Per milioni di meridionali, un’esperienza che ancora oggi, a quasi 150 anni, fa discutere, ma che nel bene o nel male ha segnato la vita sociale, economica e politica del meridione e del nostro Paese. Il Principe di Alessandria e Marchese di Oriolo si spense a Portici nel 1894. I solenni funerali furono celebrati nella Regia Cappella monumentale del tesoro di San Gennaro.

La lettera, trascritta integralmente, di Giuseppe Garibaldi indirizzata a Giuseppe Pignone del Carretto

 

Signore, 

Il decreto, con cui ho provveduto alla nomina del suo successore nell’ufficio di Sindaco di questa capitale, è stato un omaggio che ho dovuto rendere alla sua politica delicatezza. So che l’opera sua, a giudizio dell’universale, è riuscita utilissima al Municipio,e  di ciò, che la onora, io  pure le rendo grazie. Confido che non sia lontano il momento in cui io possa rivederla in qualche pubblico ufficio, degno di Lei. 

Soddisfo poi ad un bisogno del mio cuore, manifestandole la mia viva riconoscenza, pel modo veramente patriottico, con cui Ella ha adempiuto nel giorno 7 del corrente, alla missione affidatale, insieme al comandante della Guardia Nazionale. 

Il Dittatore 

firmato Giuseppe Garibaldi. 

Napoli, 10 settembre 1860.